Cometa Formazione X Mandelli 1953

Una maniglia per tutti: quando il design incontra l'inclusione.

Cosa significa progettare un oggetto capace di accogliere davvero tutti?

Per gli studenti del quarto anno Falegnameria e progettazione d’interni di Cometa Formazione, questa domanda è diventata una sfida concreta: realizzare una maniglia che potesse essere utilizzata da persone con diverse disabilità, senza rinunciare all’estetica, al design e alla qualità del prodotto finale. Una vera commessa, nata dalla collaborazione con Mandelli 1953, che ha trasformato un esercizio scolastico in un’esperienza professionale reale.

Il progetto aveva un obiettivo preciso: creare una maniglia inclusiva, capace di rispondere alle esigenze di persone con disabilità motorie, sensoriali, cognitive, amputazioni e difficoltà legate alla forza o alla vista. Una sfida complessa, perché — come ha raccontato Davide Bordogna, responsabile commerciale di Mandelli 1953 — il mercato propone spesso prodotti molto tecnici, ma raramente belli dal punto di vista del design. La richiesta fatta ai ragazzi era quindi quella di unire funzionalità ed estetica in un unico oggetto.

Un progetto nato dalla ricerca

Per affrontare il lavoro, gli studenti si sono divisi in gruppi. Ognuno ha approfondito una diversa tipologia di disabilità, studiando bisogni, difficoltà quotidiane e possibili soluzioni ergonomiche. Da questa fase di ricerca sono nate sei maniglie differenti, ognuna pensata per rispondere a una necessità specifica.  “La parte più difficile è stata capire come unire sei disabilità in un’unica maniglia”, racconta Mathias, studente di Cometa Formazione. “Doveva essere funzionale sia per le persone con disabilità sia per chiunque altro.”  Il lavoro è partito dagli schizzi a mano, passando poi attraverso moodboard, programmazione tecnica e modellazione CAD. Ogni gruppo aveva un compito preciso: progettazione, ricerca materiali, sketch, presentazione, Autocad. Un vero processo di design professionale.

Joe Gentile, docente del Laboratorio di Design di Cometa Formazione, che ha accompagnato i ragazzi durante il percorso, spiega: “Abbiamo affrontato il progetto dalla concept idea fino alla realizzazione del prototipo, attraversando tutti i processi necessari nel design per arrivare ad analizzare un progetto.”

La sfida dell’inclusione

Per gli studenti non si trattava semplicemente di disegnare una maniglia. Il vero lavoro era comprendere le persone che l’avrebbero utilizzata. “La mia prima impressione quando ci è stata presentata la commessa è stata di grande riflessione”, racconta Jarir, studente di Cometa Formazione. “Aprire una porta sembra una cosa banale, ma per alcune persone non lo è affatto. Bisognava capire cosa c’è dietro quel bisogno e trovare un modo per semplificare davvero la vita delle persone.”  Da questa analisi è nato un progetto che mette insieme ergonomia, tattilità, leggerezza e accessibilità. La maniglia finale presenta una forma più lunga per facilitare la leva, una sezione ergonomica più ampia per migliorare l’impugnatura e dettagli studiati per gli ipovedenti, come inserti al fosforo visibili anche al buio. I materiali scelti raccontano l’incontro tra design e funzionalità: ottone, pelle, legno e vernice al fosforo. L’esagono, elemento centrale del concept, richiama la forma dell’alveare e il valore della collaborazione.

Dal laboratorio all’azienda

Uno degli aspetti più significativi della commessa è stato il rapporto diretto con l’azienda. Gli studenti hanno potuto visitare l’azienda Mandelli 1953, osservare il processo produttivo e confrontarsi con professionisti del settore. “Mi sono sentito in un vero ufficio di progettazione. Siamo stati in azienda per capire come lavora il cliente, quali sono i suoi principi.” Anche per l’azienda il confronto con i ragazzi è stato sorprendente. “Siamo rimasti colpiti dalla qualità e dalla professionalità dell’approccio”, racconta Davide Bordogna. “Ogni gruppo ha presentato progetti ben pensati, frutto di un grande lavoro di ricerca e approfondimento.”  L’azienda ha lavorato con gli studenti, grazie al supporto di Ambrogio Livio dell’ufficio tecnico, sulla fattibilità industriale del prodotto, aiutandoli a semplificare alcune soluzioni per ridurre peso e costi senza perdere qualità estetica.

Una crescita professionale e personale

La commessa non è stata solo un progetto tecnico. È diventata soprattutto un’esperienza di crescita. “A livello professionale sono cresciuto molto”, racconta uno degli studenti. “Ho capito quanto sia importante analizzare prima il bisogno e seguire un processo per arrivare a una soluzione concreta.” Per molti ragazzi la sfida più grande è stata imparare a lavorare insieme, unendo idee diverse in un unico concept condiviso. “La cosa che mi ha stupito di più è stata la sintonia che abbiamo trovato tra di noi”, dice Mathias. E quando è arrivata la notizia che il progetto sarebbe diventato un prototipo reale, la soddisfazione è stata enorme. “Vedere che il nostro lavoro è stato apprezzato tanto da pensare di realizzarlo davvero è stata una grande gioia”, racconta Cristian, uno studente di Cometa Formazione.

Il valore della collaborazione tra scuola e impresa

Questa esperienza dimostra quanto sia importante il dialogo tra scuola e aziende. Da una parte gli studenti possono misurarsi con problemi reali, imparando cosa significhi lavorare in un contesto professionale. Dall’altra le imprese entrano in contatto con idee nuove e una creatività senza preconcetti. “La collaborazione tra scuola e azienda è un aspetto positivo per entrambi”, sottolinea Davide Bordogna. “I ragazzi possono immergersi nella realtà produttiva, mentre l’azienda può ricevere nuovi spunti e nuovi approcci.”  Ed è forse proprio questo il senso più profondo della commessa: imparare facendo, trasformando un’idea in qualcosa di concreto, utile e reale.

Perché progettare una maniglia non significa solo creare un oggetto. Significa immaginare un mondo in cui il design possa davvero diventare uno strumento di inclusione.

Questa commessa è stata resa possibile dal progetto “A School to Grow Up In”, per il quale ringraziamo Villum Foundation.

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